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Via libera al decreto sul credito d’imposta per i bonus edilizi

Il nuovo decreto credito d’imposta per i bonus edilizi ammette un massimo di tre cessioni. Previste nuove sanzioni per i tecnici che asseverano il falso.

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Il Decreto Sostegni ter dopo la sua approvazione aveva scatenato molte proteste da parte di imprese ed associazioni di lavoratori. Proteste inerenti soprattutto al limite di una sola cessione del credito d’imposta. Le proteste sono state accolte dal Consiglio dei Ministri, che assieme al decreto per fronteggiare il caro bollette, ha approvato anche un altro decreto credito d’imposta. Ed è proprio questo secondo decreto a contenere dei correttivi al DL Sostegni ter in materia di credito d’imposta.

In particolare, questo decreto credito d’imposta è un provvedimento che era molto atteso dal comparto edilizio. Proprio questo settore è infatti stato travolto dal problema delle frodi e dei sequestri dei crediti fasulli. A peggiorare la situazione è stato il fatto che il Decreto Sostegni ter ha limitato drasticamente la cessione del credito d’imposta ad una volta soltanto.

Ma quali sono le novità introdotte da questi due decreti? In cosa consiste più di preciso il decreto credito d’imposta?

Abbiamo cercato di fare il punto della situazione qui di seguito.

Con la norma Orlando sarà necessario avere il Ccnl edilizio per avere i bonus

La norma proposta dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Andrea Orlando subordina la concessione dei bonus edilizi all’applicazione dei contratti collettivi nazionali di settore stipulati dalle organizzazioni più rappresentative. Questa misura era stata richiesta a gran voce da tutte le organizzazioni di settore perché è volta a garantire formazione e maggiore sicurezza per chi lavora nei cantieri.

La misura, citiamo testualmente, prescrive che:

 “non possono essere riconosciuti per lavori edili eseguiti da datori di lavoro che non applicano i contratti collettivi del settore edile, nazionale e territoriali, stipulati dalle associazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”.

Per verificare quanto appena disposto, nelle fatture emesse in relazione ai lavori eseguiti deve essere indicato nell’atto di affidamento dei lavori. A controllare sarà direttamente l’Agenzia delle Entrate che si avvarrà dell’Ispettorato nazionale del lavoro, dell’INPS e delle Casse edili.

Limite di tre cessioni e la necessità del bollino da maggio

Questa volta il decreto credito d’imposta si articola in pochi punti che vanno però a modificare i numerosi articoli ed interventi precedenti in materia di crediti fiscali.

In particolare, il decreto riguarda tutti i crediti fiscali, sia quelli sui bonus edilizi che i contributi per le imprese del turismo o tour operator. Il decreto in questione interviene soprattutto sul limite di una sola cessione introdotto dal decreto Sostegni ter.

Con l’approvazione di questo nuovo decreto sui crediti d’imposta il limite si alza a “due ulteriori cessioni” dopo che il beneficiario abbia deciso di avvalersi dell’opzione dello sconto in fattura o cessione del credito. Queste cessioni però possono essere effettuate solo verso intermediari iscritti all’albo previsto dall’articolo 106 del Tub, verso gruppi bancari iscritti all’albo o assicurazioni. In totale quindi, i passaggi che si possono effettuare per le varie cessioni dei crediti sono al massimo tre.

Niente cessioni del credito parziali e nuovo bollino per la qualità del credito

Rimangono invece vietate le cessioni del credito fiscale parziali effettuate dopo la prima comunicazione dell’opzione all’Agenzia delle Entrate. Un’altra novità degna di nota è l’inserimento di una sorta di certificazione di qualità del credito. In sostanza, sarà necessario verificare la bontà del credito tramite una sorta di bollino da apporvi per fare in modo che i successivi acquirenti siano in grado di verificarne la bontà.

In merito a queste due ultime precisazioni riportiamo il testo per del decreto direttamente così come è stato scritto:

 “I crediti derivanti dall’esercizio delle opzioni non possono formare oggetto di cessioni parziali successivamente alla prima comunicazione dell’opzione all’Agenzia delle entrate. A tal fine, al credito è attribuito un codice identificativo univoco, da indicare nelle comunicazioni delle eventuali successive cessioni, secondo le modalità previste dal provvedimento di cui al periodo precedente. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano alle comunicazioni della prima cessione o dello sconto in fattura inviate all’Agenzia delle entrate a partire dal 1° maggio 2022”.

Sanzioni e sequestri

Nel decreto che riguarda i crediti fiscali sono presenti anche delle modifiche alle sanzioni cui i tecnici abilitati che rilasciano le asseverazioni possono essere soggetti.

In particolare, citiamo testualmente, il tecnico che:

 “espone informazioni false o omette di riferire informazioni rilevanti sui requisiti tecnici del progetto di intervento o sulla effettiva realizzazione dello stesso ovvero attesta falsamente la congruità delle spese, è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 50.000 a 100.000 euro. Se il fatto è commesso al fine di conseguire un ingiusto profitto per sé o per altri la pena è aumentata”.

Inoltre, le polizze che i tecnici asseveratori sono obbligati a sottoscrivere devono essere singole per ogni intervento che eseguono. Tali polizze devono avere come massimale gli importi degli interventi oggetto delle asseverazioni stesse.

Infine, i crediti sequestrati per l’azione delle procure oramai però già ceduti ad enti come Poste o Cdp potranno essere utilizzati una volta cessati gli effetti del provvedimento di sequestro.

Vuoi scoprire di più sui crediti d’imposta? Compila il form che trovi in questa pagina con i tuoi dati ed attendi la chiamata del nostro operatore!

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Legge di Bilancio 2022: le novità per le imprese sugli incentivi per la riqualificazione energetica

Alla scoperta delle novità per le imprese che riguardano gli incentivi per la loro riqualificazione energetica che potrebbero essere prorogati o introdotti dalla Legge di Bilancio 2022

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Ottobre e Novembre sono dei mesi particolarmente caldi ed intensi per quanto riguarda l’attività dei parlamentari italiani. E’ proprio durante questi mesi infatti che deve essere approvata la tanto famosa Legge di Bilancio per l’anno successivo. La legge di Bilancio infatti è a tutti gli effetti un documento contabile preventivo che contiene le spese pubbliche e le entrate dello Stato. Il documento quindi deve prendere in considerazione le leggi in vigore nell’anno corrente, ma anche le misure che si propone di attuare nell’anno successivo.

E’ una legge di fondamentale importanza perché la sua approvazione è strettamente legata all’esistenza o meno di misure con un forte impatto sui conti dello stato. E fra le misure con forte impatto economico figurano senza dubbio gli incentivi per la riqualificazione energetica con alcune novità per le imprese.

Le previsioni indicano che La Legge di bilancio varrà 1,245 punti percentuali del PIL nel 2022 attestandosi sui 23,4 miliardi di euro. Una cifra che si ridurrà negli anni immediatamente successivi. Ed è in questa cifra che sono comprese le novità per le imprese che riguardano gli incentivi per la riqualificazione energetica e per gli investimenti green. Obiettivi che è necessario raggiungere per:

“sostenere l’economia nella fase di uscita dalla pandemia, rafforzare il tasso di crescita nel medio termine e ridurre il carico fiscale per famiglie e imprese”.

come ha sottolineato il ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco.

Ma quali sono quindi queste novità per le imprese contenute nella Legge di Bilancio 2022?

Abbiamo cercato di ricapitolare queste novità per le imprese in questo approfondimento interpellando i nostri esperti.

Legge di Bilancio 2020: novità per le imprese e per gli investimenti privati

Se è vero che la Legge di Bilancio ricalca la linea individuata dalla Nota di aggiornamento al Def, ovvero una linea di politica di bilancio espansiva per sostenere l’uscita dalla pandemia da Covid-19 è altrettanto vero che, proprio per questo motivo, ci aspettiamo delle belle novità per le imprese. Novità che speriamo possano contribuire ad aumentare il tasso di crescita nel medio termine, rafforzando gli effetti degli investimenti e delle riforme previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Fra le novità per le imprese che potrebbero essere contenute nella Legge di Bilancio 2022 figurano le seguenti:

  • Proroga e rimodulazione del Piano di Transizione 4.0,
  • rifinanziamento del fondo di Garanzia per le Pmi,
  • Istituzione di un fondo per la transizione industriale e del Fondo italiano per il clima,
  • proroga degli altri bonus edilizi in vigore in questo momento.

In realtà le misure che riguardano le imprese che potrebbero essere contenute nella prossima Legge di Bilancio 2022 sono molte di più. Tuttavia in questa sede abbiamo deciso di approfondire quelle che più riguardano l’efficienza energetica delle imprese, dal momento che questo è il settore in cui operiamo. 

Le novità legate al piano di transizione 4.0

Del Piano di Transizione 4.0 abbiamo già parlato qui ma è forse comunque opportuno riepilogare in cosa consiste.

Il Piano di Transizione 4.0 raccoglie l’eredità del Piano Industria 4.0 e prevede un credito d’imposta che le aziende possono ottenere per investimenti in beni strumentali.  Questi non sono altro che tutti quei beni materiali ed immateriali che le imprese ed i professionisti utilizzano per svolgere la propria attività. Sono quindi beni che hanno un utilizzo piuttosto lungo dopo il loro acquisto dei quali pertanto è possibile ammortizzare i costi ovvero “spalmare” in più esercizi (anni) il costo di acquisto del bene deducendo così solo la quota relativa all’anno di utilizzo.

Il PNT 4.0 prevede le seguenti possibilità:

  1. Fruizione del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali e in beni immateriali entro un anno se non rientrano nel Piano Industria 4.0 entro 3 anni invece per i beni strumentali materiali (come il fotovoltaico).
  2. Potenziamento dell’aliquota di ammortamento. Questa è passata infatti dal 6% del 2020 al 10% nel 2021 per un massimale di spesa non superiore ai 2 milioni di euro. Ovviamente aliquote e massimali di spesa per usufruire del credito d’imposta cambiano in base alla tipologia di investimento che sostiene l’impresa che li richiede.

La novità per le imprese che riguarda il PNT 4.0 è che la prossima legge di bilancio potrebbe prorogarne la durata e rimodulare le aliquote ed i massimali di spesa di questo incentivi. Questi incentivi potrebbero essere validi non solo per tutto il 2022 ma anche per il 2023 (o addirittura fino al 2025). Tuttavia, per questo genere di dettagli a riguardo è necessario attendere l’approvazione delle Legge di Bilancio vera e propria.

Fondo di Garanzia PMI

Fra le novità per le imprese che potrebbero essere contenute nella prossima legge di Bilancio c’è anche la probabile riconferma del Fondo di garanzia PMI.

Il fondo di garanzia non è altro che uno strumento agevolativo messo in campo dal Ministero dello Sviluppo Economico volto a favorire l’accesso al credito bancario ad imprese e professionisti che hanno difficoltà ad accedervi. In particolare, il Fondo prevede la concessione di una garanzia pubblica che si affianca, e spesso si sostituisce, alle garanzie reali portate dalle imprese. In altre parole, grazie al Fondo, l’impresa può ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive (e quindi senza costi di fidejussioni o polizze assicurative) sugli importi garantiti dal Fondo.

La nuova Legge di Bilancio potrebbe approvare una proroga per l’accesso a questo fondo che potrebbe portarne la validità fino al 30 giugno 2022.

Fondo per la transizione industriale e Fondo italiano per il clima

Fra le novità per le imprese previste nella prossima Legge di Bilancio c’è l’istituzione di un Fondo per la Transizione industriale e di un Fondo italiano per clima. A cosa serviranno questi fondi? Spieghiamolo brevemente qui di seguito:

  1. Il fondo per la transizione industriale sosterrà gli investimenti green delle imprese, in particolare quelle che operano in settori ad alta intensità energetica.
  2. Il Fondo italiano per il clima avrà una dotazione annuale pari a 840 fino al 2026 e di 40 milioni di euro a decorrere dal 2027 e servirà a finanziare quegli interventi, a favore di soggetti privati e pubblici, che sono strategici per il raggiungimento degli obiettivi degli impegni internazionali sul clima e tutela ambientale assunti dal nostro governo. 

Proroga del superbonus e degli altri bonus edilizi

Non solo novità per le imprese in arrivo dalla Nuova Legge di Bilancio 2022, ma anche per i privati che agiscono in contesti domestici. Brevemente possiamo affermare che la maggior parte dei bonus edilizi e per l’efficientamento energetico, in vigore in questo momento verranno prorogati.

In particolare, il disegno di legge di Bilancio 2022 stabilizza fino al 31 dicembre 2024:

  • la detrazione IRPEF al 50% per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, con limite di spesa a 96.000 euro;
  • l’ecobonus “ordinario” al 50-65-70-75% e il bonus unico 80-85% per gli interventi su parti comuni di edifici condominiali ricadenti nelle zone sismiche 1, 2 e 3, finalizzati congiuntamente alla riduzione del rischio sismico e alla riqualificazione energetica;
  • il sismabonus “ordinario” (anche acquisti) al 50-70-75-80-85% ;
  • il bonus verde, la detrazione IRPEF del 36% per interventi di cura, ristrutturazione e irrigazione del verde privato;
  • bonus mobili resterà in vigore fino al 2024, ma, a partire dal 1° gennaio 2022, la spesa massima ammissibile dall’attuale 16.000 euro si ridurrà a 5.000 euro.

Ci sarà inoltre una proroga del Superbonus 110% con scadenze diverse a seconda della tipologia di intervento. In questa sede non approfondiremo queste misure dal momento il superbonus non è rivolto alle imprese salvo in alcuni casi particolari.

Per quanto riguarda il bonus facciate invece verrà prorogato fino a fine 2022, ma per le spese sostenute il prossimo anno sarà possibile ottenere una detrazione IRPEF IRES del 60%.

Con l’ultima bozza della legge di Bilancio 2022 spunta anche la proroga fino al 2024 per la cessione del credito e gli sconti in fattura per le agevolazioni fiscali che permettono questa possibilità.

Scopri le ultime novità sulla proroga al credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali cliccando qui!

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Ecobonus per le imprese: gli immobili delle aziende possono usufruirne?

La detrazione al 50 o 65% per la riqualificazione energetica vale anche per gli immobili delle aziende. Facciamo il punto sugli ecobonus per le imprese

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Di solito, quando si parla di incentivi per la riqualificazione energetica solitamente ci si riferisce ad interventi da realizzare su edifici di privati e/o residenziali. Tuttavia questo pensiero limitato è alquanto sbagliato dal momento che esistono anche ecobonus per le imprese. Anche per gli imprenditori quindi è possibile riqualificare gl immobili delle loro attività sfruttando importanti strumenti di sostegno economico.

Gli Ecobonus, che prevedono detrazioni che vanno dal 50 al 65% e che sono stati, prorogati dall’ultima Legge di Bilancio per tutto il 2021, sono fra queste misure. A differenza del Superbonus, fruibile eccetto casi particolari solamente in ambito residenziale, gli ecobonus per le imprese possono essere utilizzati per la riqualificazione energetica degli edifici delle imprese.

Ma come mai gli Ecobonus sono utilizzabili anche dalle imprese? Quali edifici possono beneficiare degli ecobonus per le imprese? Quali interventi e con quale detrazione possono rientrare in queste misure agevolative? E’ possibile una proroga degli ecobonus per le imprese?

Abbiamo chiesto ai nostri esperti di rispondere a queste domande in modo da chiarire una volta per tutte la questione.

Fondamenti normativi degli ecobonus per le imprese

Se gli Ecobonus fossero validi anche per le imprese o meno è stata una questione a lungo dibattuta. A fare chiarezza è intervenuta come al solito l’Agenzia delle Entrate tramite la Risoluzione 34/2020 dello scorso giugno.

All’interno della Risoluzione, l’Agenzia del Fisco Italiano afferma chiaramente che, a patto che le condizioni per accedere alla detrazione siano rispettate, come ad esempio il fatto che l’edificio sia esistente, i contribuenti con reddito d’impresa possono accedere agli ecobonus per le imprese.

Questi soggetti, in particolare, possono accedere alla detrazione fiscale per interventi di riqualificazione energetica, di cui all’articolo 1, commi da 344 a 347, della legge n. 296 del 2006 e successive modifiche senza limitazioni sul tipo di soggetto. Questo significa che possono accedere agli incentivi:

  • persone fisiche,
  • titolari di refdito d’impresa,
  • non titolari di reddito d’impresa,
  • società di persone e capitali.

Gli immobili che possono usufruire della detrazione

Gli ecobonus per le imprese danno diritto ad una detrazione che spetta ai

“titolari di reddito d’impresa che effettuano interventi su immobili da essi posseduti o detenuti, a prescindere dalla qualificazione degli stessi immobili.”

Per questo motivo possono beneficiare della detrazione le seguenti tipologie di immobili:

  • strumentali: fabbricati che hanno come unico impiego quello di essere “direttamente utilizzati” nell’espletamento di attività tipicamente imprenditoriali;
  • merce: i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, ivi inclusi quelli riqualificati e venduti;
  • patrimonio: fabbricati che non sono né strumentali né merce, ma costituiscono un investimento per l’impresa.

La presa di posizione dell’AdE si fonda su di una sentenza della Corte di Cassazione. In particolare, in questa sentenza, la Corte afferma che lo scopo finale della normativa rimane comunque quello di favorire ed incentivare gli interventi di miglioramento energetico di tutto il patrimonio immobiliare nazionale. Ciò infatti poterebbe a tutelare un vero e proprio interesse pubblico dal momento che potrebbe produrre un generalizzato risparmio energetico. Queste osservazioni, a ben vedere, possono essere applicate anche agli interventi agevolabili con il sismabonus.

Spese detraibili con gli ecobonus per le imprese

Le spese che possono rientrare fra quelle previste dagli ecobonus per le imprese, almeno fino alla fine del 2021, sono le seguenti:

SPESA DETRAZIONE
Serramenti ed infissi, schermature solari, caldaie a biomassa, caldaie a condensazione classe A 50%
Riqualificazione globale dell’edificio, caldaie a condensazione classe A + Sistema di termoregolazione evoluto, generatori di aria calda a condensazione, pompe di calore, scaldacqua a pdc, coibentazione involucro, collettori solari, generatori ibridi, sistemi di building automation, microcogeneratori 65%
Interventi su parti comuni dei condomini (coibentazione involucro e rifacimento facciate, aliquote diverse a seconda della tipologia di intervento) dal 70 al 90%

Ricordiamo inoltre che il bonus casa, conosciuto anche come Bonus Ristrutturazioni è invece fruibile solamente dai soggetti IRPEF ovvero alle persone fisiche o alle microimprese. Questi soggetti possono usufruirne solo per interventi che ricadono in ambito residenziale ed a immobili che non rientrano fra i beni strumentali o merce.

Ci sarà una proroga alle agevolazioni per la riqualificazione energetica delle imprese?

Attualmente la scadenza prevista per gli Ecobonus per le imprese è il 31 dicembre 2021. Nonostante ci siano state in questi giorni voci riguardanti una possibile proroga al Superbonus 110%, nessuna è dichiarazione è stata rilasciata in merito alle altre agevolazioni fiscali.

Quello su cui possiamo fare affidamento è però la storia recente di questo tipo di agevolazioni fiscali. Si tratta infatti di agevolazioni che oramai sono conosciute dal legislatore e dalla platea di beneficiari per le continue modifiche che hanno subito. Modifiche che sono andate di pari passo con le proroghe alla loro scadenza. Inoltre, queste agevolazioni, hanno contribuito in maniera sostanziale al sostegno del settore dell’edilizia, come imprese e professionisti testimoniano.

E’ possibile quindi che i partiti si facciano carico delle istanze poste da privati, professionisti ed imprese, e oltre al Superbonus, propongano una proroga ecobonus per le imprese. Per capire però se questa ci sarà o meno dovremo ancora attendere l’approvazione della prossima Legge di Bilancio. Tuttavia, qualche indiscrezione in merito potrebbe circolare anche prima di questo step al quale non manca poi così tanto.

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Aumento bollette luce e gas: penalizzate le piccole imprese

Aumento bollette luce e gas a partire dal primo di ottobre: ecco perché. Scopri come difenderti dal rincaro bollette!

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Con l’arrivare della stagione invernale scatta l’aggiornamento delle tariffe di corrente elettrica e gas ad opera dell’ARERA (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente). L’adeguamento delle tariffe è periodico e viene effettuato a cadenza regolare con intervalli di qualche mese e per avvicinarsi ai costi di produzione e ai mercati internazionali. Con l’adeguamento delle tariffe entreranno in vigore anche i nuovi contratti annuali per la fornitura di energia ai grandi consumatori ed alle grandi imprese.

Nuovi contratti che non potranno che prevedere dei prezzi più alti per le forniture di gas ed energia. Rincaro che si va ad aggiungere a quello verificatosi già a luglio di questo anno e che quindi provocherà un aumento bollette luce e gas davvero consistente. Aumento bollette luce e gas che si preannuncia quindi come una nuova stangata per le piccole e medie imprese italiane che contribuirà senza dubbio ad appesantirne la situazione economica, già messa a dura prova dalla pandemia.

Ma perché nel 2021 si sta verificando un aumento bollette luce e gas così massiccio? C’è un modo, per le piccole e medie imprese come la tua, per mettere al riparo i propri utili e bilanci da questi costi?

Abbiamo provato a rispondere a queste domande insieme ai nostri esperti qui di seguito cercando di fornire risposte chiare e precise.

Tutti i perché dietro all’aumento di bollette luce e gas

Prima di analizzare i perché dell’aumento di bollette luce e gas è bene fare una doverosa premessa.

I prezzi, in questo caso delle materie prime che servono a produrre gas naturale ed energia elettrica, sono regolati da domanda ed offerta. Se c’è molta domanda, per esempio di gas naturale, ma la quantità di gas naturale è scarsa, il prezzo del gas sarà alto, e viceversa. Questo che abbiamo appena descritto è un maccanismo che porta il prezzo di un certo bene a variare nel corso del tempo.

Fatta questa doverosa premessa possiamo iniziare a spiegare le motivazioni dietro all’aumento di bollette luce e gas in maniera approfondita qui di seguito.

Il rincaro delle bollette è una conseguenza della pandemia

Se oggi le imprese si trovano ad affrontare un rincaro delle bollette luce e gas è anche a causa della pandemia.

Le misure di lockdown adottate dai governi infatti hanno provocato la chiusura di molte attività produttive. Con la chiusura di fabbriche ed aziende è diminuita anche, e non di poco, la domanda di energia e di gas utilizzato per il riscaldamento. Di conseguenza, anche il costo delle materie prime utilizzate per produrre questi beni è diminuito: nel 2020 ha toccato infatti il minimo storico degli ultimi anni.

Con l’allentarsi delle misure di distanziamento sociale e la ripresa delle attività però le cose sono cambiate. Si è verificato un incremento della domanda di energia e gas naturale, pertanto i prezzi sono tornati a salire prepotentemente e con essi anche le bollette.

Taglio delle forniture di gas da Gazprom

La russa Gazprom, la più grande azienda di gas naturale del mondo, ha tagliato le forniture all’Europa oramai da diverso tempo (dicembre 2020), In particolare, i volumi di gas in transito verso l’Europa attraverso l’Ucraina sono diminuiti di un terzo.

La quantità ridotta di gas su cui può contare l’Europa, parallelamente all’innalzamento della richiesta di energia dovuta alla ripresa delle attività, ha quindi provocato un sensibile innalzamento del prezzo del gas e quindi anche dell’aumento bollette del gas.

Manutenzione delle centrali nucleari in Francia

L’Italia, dal punto di vista energetico, non riesce a soddisfare il proprio fabbisogno. Pertanto è costretta ad acquistare energia elettrica e gas naturale da altri soggetti o stati esteri, in particolare la Francia.

I nostri cugini transalpini possono contare su un discreto surplus di energia elettrica grazie alle loro centrali nucleari. Tuttavia, queste ultime, non sono esenti da manutenzione. In particolare, il 2021 è un anno di revisione di molti di questi impianti di produzione dell’energia e di adeguamento ai nuovi standard di sicurezza.

Molti di questi impianti quindi non stanno funzionando a pieno regime e di conseguenza, la produzione di energia elettrica è calata di molto.L’energia su cui l’Italia poteva contare negli ultimi anni prodotta dai nostri “cugini” è quindi meno rispetto agli altri anni e pertanto costa di più.

Calo dell’apporto di energia prodotta da fonti rinnovabili

L’apporto di energia prodotta da fonti rinnovabili è diminuito sensibilmente nel corso degli ultimi 2 anni, 2021 compreso. Ciò per due ragioni principali:

  • Per quanto riguarda l’eolico dobbiamo registrare un minor ventosità del territorio rispetto agli anni passati. Di conseguenza anche la produzione di energia dalle pale eoliche ne ha risentito drasticamente.
  • La situazione è invece diversa per il fotovoltaico. La maggior parte degli impianti fotovoltaici di grandi dimensioni, per la maggior parte impianti fotovoltaici aziendali, è stata installata  fra il 2007 ed il 2014. Si tratta quindi di impianti che stanno andando incontro ad un calo fisiologico della produzione di energia dovuta all’usura dei materiali ma anche ad una tecnologia obsoleta.

I motivi dietro al rincaro energia sono sufficienti a giustificare dei rincari così alti?

Che si dovesse verificare un aumento bollette luce e gas, siamo franchi, c’era da aspettarselo ampiamente. Molti esperti del settore infatti già da tempo stavano cercando di mettere in guarda i consumatori su questa eventualità. Tuttavia, i rincari che si stanno verificando in questo momento sono ampiamente al di sopra delle aspettative.

Se analizziamo i costi dell’energia negli ultimi due anni, scopriamo infatti che nel 2019, l’energia costava grosso modo quanto alla fine del primo trimestre del 2021. Con questi nuovi aumenti dei prezzi di luce e gas invece si va ben oltre, il 40%, questa soglia. Evidentemente quindi, i fattori che abbiamo elencato più sopra influiscono sull’aumento bollette luce e gas, ma c’è anche un’evidente volontà speculativa sulla situazione. Speculazione che sono i proprietari di piccole e medie imprese come te a pagare di più.

Come difendersi dall’aumento bollette luce e gas?

I costi energetici delle aziende sono esorbitanti. I contratti per la fornitura di luce e gas sono diversi da quelli privati dal momento che il costo dell’energia non è fisso ma variabile. Le bollette quindi possono avere costi molto diversi di anno in anno, in base al prezzo delle materie prime necessarie a produrre energia. Costi che, quest’anno, visto l’imminente aumento bollette luce e gas, potrebbero addirittura azzerare gli utili di imprese che stanno cercando di sopravvivere con le unghie e con i denti alla crisi dettata dalla pandemia.

Ed è proprio agli imprenditori a capo di queste aziende come te che vogliamo dedicare quest’ultimo paragrafo.

Esiste infatti un modo per difendersi dall’aumento bollette luce e gas: ricorrere alle energie rinnovabili. Installando un impianto fotovoltaico in azienda, oppure una pompa di calore del riscaldamento se non un solare termico, potresti abbattere questi costi in maniera considerevole.

Perché pagare per consumare energia quando puoi produrla da solo? Perché pagare per il riscaldamento quando puoi sfruttare l’energia solare o metodi meno costosi ma altrettanto efficienti? 

Se anche tu vuoi risparmiare sui costi energetici della tua impresa compila il modulo che trovi in questa pagina con i tuoi dati ed aspetta la chiamata del nostro consulente!

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Ecobonus per le pompe di calore

Come funziona l’ecobonus per le pompe di calore? Può essere richiesto dalle aziende?

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Come forse saprai già, le pompe di calore sono dispostivi moderni e versatili che possono sfruttare fonti di energia rinnovabile per la climatizzazione di alcuni ambienti. In particolare, possono sfruttare le rinnovabili sia per il riscaldamento domestico o dell’ambiente di lavoro (ne parliamo meglio qui) , sia per il raffrescamento, oltre che per la fornitura di acqua calda sanitaria.

La versatilità di questi dispostivi, e la possibilità di sfruttare le energie rinnovabili per farli funzionare cade a pennello con il percorso verso la “transizione ecologica” che il governo Draghi si appresta a guidare. Una transizione che non riguarda solamente gli edifici residenziali, ma anche quelli in cui hanno sede delle attività produttive ed imprenditoriali. Per questo motivo è da molti anni che sono previsti degli incentivi fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici.

In questo contesto si collocano appunto gli ecobonus per le pompe di calore che possono far usufruire una detrazione che ammonta fino al 65% del totale della spesa sostenuta per installare questi dispositivi. Un intervento che può essere effettuato sia da cittadini privati, che da coloro che esercitano attività d’impresa indistintamente. L’unico requisito da rispettare per gli ecobonus pompe di calore è quello l’intervento in questione riguardi la sostituzione di un impianto pre-esistente.

Ma come funziona nello specifico l’Ecobonus 2021 per le pompe di calore?

Lo abbiamo chiesto ai nostri esperti e questo è ciò che emerge dalla situazione. Insieme a loro infatti abbiamo cercato di analizzare quali sono gli interventi che consentono di ottenere le migliori agevolazioni e lo sconto in fattura per gli impianti termici a basso impatto ambientale.

L’ecobonus per la pompe di calore 2021

Grazie all‘ecobonus per le pompe di calore 2021 è possibile ottenere un rimborso che arriva fino al 65% della cifra spesa per gli interventi agevolabili sostenuti. Questi interventi sono legati prevalentemente alla riqualificazione energetica dell’edificio. Si tratta quindi di lavori come:

  • la sostituzione dei vecchi impianti per la climatizzazione invernale e degli scaldacqua,
  • l’installazione di un sistema solare termico
  • interventi per la building automation,
  • lavori di ristrutturazione effettuati sulle superfici opache orizzontali e verticali.

Grazie a questi interventi sarà quindi possibile sostituire il vecchio impianto termico aziendale, con un uno nuovo, magari a pompa di calore. Sarà inoltre possibile sfruttare l’ecobonus per pompe di calore 2021 per installare un nuovo sistema ibrido che combina una caldaia a condensazione con una pompa di calore. Meglio ancora sarebbe usufruire anche degli incentivi per il fotovoltaico per le imprese 2021 in modo da alimentare la pompa di calore direttamente con l’energia prodotta dai pannelli solari!

Il 65% della detrazione permette di recuperare un importo davvero importante sulla spesa sostenuta, specie se consideriamo che verrà erogato per una spesa massima di 30.000 euro. Sarà quindi possibile recuperare tramite sconto in fattura o cessione del credito fino a 19.500€! 

La possibilità di usufruire dello sconto in fattura

Il Decreto Rilancio, approvato in piena emergenza coronavirus lo scorso anno, ha introdotto un importante novità in materia di ecobonus per le pompe di calore. Questa misura infatti consente e di trasformare la detrazione d’imposta in uno sconto diretto. Sarà l’azienda fornitrice dell’impianto, oppure la ditta che effettua l’intervento di installazione, ad applicare lo sconto in fattura.

Ciò consentirà al committente di beneficiare di uno sconto immediato, e quindi di ottenere un risparmio del 65% subito. Normalmente infatti il beneficiario avrebbe dovuto aspettare fino a 10 anni per il recupero della somma spesa tramite rimborso Irpef o Ires.

Lo sconto in fattura è sempre possibile per l’installazione di una pompa di calore a patto che all’impresa che lo applica venga ceduto il corrispondente credito d’imposta spettante. In alternativa, il credito d’imposta può essere ceduto ad una banca o un intermediario finanziario abilitato. In quest’ultimo caso sarà possibile ricevere in cambio di questo credito d’imposta il suo controvalore in denaro direttamente dall’istituto di credito.

I requisiti per rientrare nell’ecobonus per le pompe di calore

Possono accedere all’Ecobonus per le pompe di calore 2021 i seguenti soggetti:

  • i contribuenti persone fisiche,
  • i professionisti e gli artigiani, comprese le associazioni di professionisti, g
  • li enti pubblici e privati impegnati in attività non commerciali,
  • le persone titolari di reddito d’impresa non solo sugli immobili ad uso strumentale.

Il contribuente potrà usufruire dell’agevolazione solo se è proprietario dell’immobile sul quale intende effettuare i lavori, oppure possiede un diritto reale su di esso.

L’intervento dovrà essere effettuato entro il 31 dicembre 2021 salvo ulteriori proroghe, inviando un’apposita segnalazione all’ENEA non oltre 90 giorni dal termine dei lavori.

La pompa di calore deve rispettare una serie di parametri tecnici, in particolare in merito al coefficiente di prestazione e all’indice di efficienza energetica. Questi valori dovranno essere pari o superiori a quelli minimi indicati dalle normative di legge, valori che sono ridotti del 5% nel caso di pompe di calore elettriche con inverter.

Cosa rientra nel massimale di spesa di 30.000 €?

Nel massimale di spesa agevolabile per gli ecobonus pompe di calore, che ammonta a 30.000 € possono rientrare anche molte spese accessorie dell’intervento che si intende effettuare. D’altronde si tratta pur sempre di una sostituzione di un vecchio impianto di riscaldamento e/o raffreddamento pertanto è comprensibile come nel tetto massimo rientrino spese come:

  • smontaggio del vecchio impianto;
  • smaltimento del vecchio impianto;
  • installazione della pompa di calore;
  • opere murarie necessarie;
  • costi legati ai sopralluoghi;
  • spese per la consulenza professionale;
  • costi per la creazione della documentazione tecnica;
  • eventuali oneri per interventi sul sistema di accumulo;
  • dispositivi per il controllo delle emissioni;
  • modifiche alla rete di distribuzione.

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